trio
Che sopresa!
29.04.2026 |
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"Di quella gabbia di matti di fotografi Aldo non conosceva nessuno e quindi la scusa era credibile e soprattutto abbastanza robusta..."
Questo è il seguito dei racconti della Fotografa. Se avete voglia, leggeteli.Erano passati mesi tranquilli. Di Massimo e di suo padre Aurelio non avevo più sentito nulla. Con Aldo, mio marito, tutto nella norma. Le mie giornate erano piene di piccole commissioni e due volte la settimana degli incontri e delle lezioni di fotografia al circolo.
Ovviamente ogni tanto il ricordo di Massimo tornava. Quello di suo padre no. Di quella sera con Lucia avevo rimosso qualsiasi ricordo. Se mi avessero portato in tribunale avrei risposto: non ricordo.
Era vero e falso ad un tempo. Diciamo che non era la cosa di cui andavo più fiera in vita mia e preferivo allontanare da me quella strana serata. Due uomini: in che abisso ero finita?!
Di Massimo no. Di lui mi ricordavo bene. Quelle due volte con lui erano state belle, piene, affettuose anche e se il sesso era stato ottimo e abbondante ciò che ricordavo con maggior piacere era quella notte che avevamo passato insieme senza fare niente. Fino al mattino.
Sapete come siamo fatte noi donne, no: se siamo state bene con qualcuno ogni tanto ci torna la voglia di sapere che fine ha fatto, come sta, cosa fa, insomma avere notizie.
Quindi un giorno lo chiamai. Mi rispose molto sorpreso e apparentemente felice di sentirmi. Rimanemmo d’accordo di vederci per un aperitivo, solo sul presto, perché a cena volevo essere a casa da Aldo.
L’aperitivo fu delizioso. Devo dire che rivedendolo era ancora fisicamente perfetto come lo ricordavo e come le foto che gli avevo fatto sulla spiaggia (e che ogni tanto, confesso, riguardavo) testimoniavano. La sua voce era sempre la stessa, calda, avvolgente, quella voce che mi aveva ordinato e a cui avevo ubbidito. Ma adesso ero cambiata. Lui se ne accorse e fu, come era sempre stato, un gentiluomo. Se era successo quello che era successo era perché glielo avevo permesso. Non era colpa sua. E neanche mia. Era successo e basta, ma adesso ero un’altra.
Chiacchierammo e chiacchierammo. Lui mi parlò del suo lavoro in palestra e dei matti che la frequentavano. Gente enorme che voleva dimagrire a tutti i costi e poi di nascosto si facevano un’intera pizzeria. Anoressiche che volevano mettere su culo. Un campionario di persone, una più matta e divertente dell’altra. In realtà, il divertente era lui, Massimo e io tornai a casa da mio marito allegra e piena di vita.
Quella sera facemmo l’amore e volentieri ad un cenno di Aldo aprii le gambe più che potei. Quello era il suo modo preferito e quando precipitava completamente dentro di me tenendomi le caviglie con le mani, il calore del palmo delle mani e quello infuocato del suo pisello dentro di me, ecco quella sera mi vinsero in quattro e quattro otto. Poi, come avevo fatto altre volte, gli chiesi se potevo e lui mi rispose di sì. Così mi dedicai a rimetterlo in forze. Averlo in mio potere tra le labbra mi riaccendeva immediatamente, così quando tutto fu pronto mi girai mi feci prendere da dietro. L’aveva fatto anche Massimo. Una delizia.
Il giorno dopo Massimo mi chiamò e mi chiese un nuovo appuntamento e io accettai. Sempre bar, chiacchiere, risate, amicizia. Lui sapeva che probabilmente se avesse chiesto io non avrei saputo resistere, ma rispettò quello che avevo detto essere il mio desiderio e quindi non fece mai avances.
La cosa si ripetè e si ripetè. Eravamo diventati amici, nonostante la differenza di età, il suo essere un personal trainer e io una casalinga.
Ogni tanto la sera fantasticavo, specie se la giornata era stata pesante. Massimo avrebbe potuto essere una nuova vita per me? Alla mia età? E Aldo? Fantasie che passavano presto, lasciandomi solo a volte qualche prurito che in gran segreto e con l’aiuto di qualche foto mi toglievo presto.
Poi un giorno al telefono Massimo mi disse che voleva presentarmi una persona. Sulle prime mi irrigidii. Non è che pensava di rifare il teatrino che aveva fatto con suo padre? Glielo dissi chiaro e tondo e lui, lui si mise a ridere: “Ma che dici! Vedrai”
La persona che voleva farmi conoscere era un signore più o meno della mia età, molto ben vestito, molto ben pettinato con delle scarpe lucide e pulite che sembravano essere uscite un minuto prima dal negozio. Era simpatico, forse un po’ troppo introverso per i miei gusti, ma simpatico. Non capivo perché Massimo ci avesse tenuto a farmelo conoscere. Disse solo, in separata sede, che era molto ricco e aveva una quota importante nella palestra dove lui lavorava.
Dato che dicendo quelle cose Massimo aveva un’aria ammiccante e maliziosa, io ribadii che giochi strani non facevano per me, ma lui di nuovo si mise a ridere. “Niente giochi strani. Volevo fartelo conoscere perché essendo socio della palestra è una persona importante per me. E poi avete più o meno la stessa età. È un bell’uomo, no?”
“Ma sì, ma che c’entra. Non ho nessuna intenzione di tradire di nuovo mio marito con uno sconosciuto e quindi il tuo amico lì non mi interessa” e in cuor mio, per la verità, mi dicevo: e invece tu? Tu non sei uno sconosciuto, ma non lo dissi e lui credo non colse. Gli uomini.
La settimana successiva Massimo mi invitò a cena. Che dire ad Aldo? Mi inventai una cena del circolo. Di quella gabbia di matti di fotografi Aldo non conosceva nessuno e quindi la scusa era credibile e soprattutto abbastanza robusta.
Quando arrivai all’appuntamento con mia grande sorpresa scoprii che c’era anche quell’altro. Feci buon viso e salii in auto con tutte e due. Finimmo in una villa fuori città. Quando il cancello elettrico si aprì ebbi un attimo di paura. Cosa aveva in mente Massimo? Potevo fidarmi davvero? Già aveva combinato quella storia con suo padre. Voleva ricominciare nonostante fossi stata così chiara? Che poi a ben pensarci non era stato neanche lui ad organizzare quella volta, ma Lucia e suo padre, credo.
In casa non c’era nessun altro. Un cameriere venne ad accoglierci e ci fece accomodare in un salotto grande come tutto il mio appartamento. Dopo un aperitivo a base Champagne, cenammo. Menù divino. Vino leggero, ma pervasivo. Il padrone di casa era perfetto. Perfetto anfitrione, perfetto conversatore e attento mescitore di vino, Appena finivo il vino che mi era stato versato, lui, senza aspettare il cameriere, lo riversava. Insomma alla fine ero un pochino su di giri per non dire ubriaca e quando tornammo in salotto mi feci cadere sul divano scoprendo le gambe quasi al limite delle mutandine. Ero così sottosopra che me ne accorsi solo quando Massimo mi fece un cenno, come a dire di ricompormi. Che vergogna!
Appena rimanemmo soli un attimo chiesi a Massimo di venirmi vicino (non credo sarei stata in grado di alzarmi senza cadere dai tacchi) e gli chiesi: “ma insomma questo qui cosa vuole? Mi vorrà mica scopare?” Perdonatemi, ero ubriaca e anche moderatamente propensa all'avventura alla faccia di tutti i precedenti proclami. E qui la sorpresa che mi fece cadere la mascella e passare la sbornia immediatamente perché Massimo rispose, come se fosse la cosa più naturale del mondo: “No, vuole me”
Per dimostrarmelo, quando il padrone di casa rientrò e disse al cameriere che poteva ritirarsi che non avevamo più bisogno di lui, Massimo si alzò, andò davanti a quel tizio e iniziò a ballare lentamente togliendosi un capo di vestiario pian piano. Quello mi guardò. Io sorrisi e mi alzai a mia volta iniziando anche io a ballare lentamente, senza ovviamente spogliarmi per niente.
La cosa andò avanti finché Massimo non rimase in slip. Gli occhi del padrone di casa faticavano a seguire anche i miei movimenti, mentre brillavano ogni volta che il bacino di Massimo gli volteggiava davanti.
A quel punto, Massimo gli si avvicinò ulteriormente e salì sul divano e mise il proprio pacco gonfio davanti al viso del padrone di casa dicendogli: “Non c’era il dolce. Accomodati” e si tirò fuori quel cazzo stupendo che io, con le foto, ma anche senza, ricordavo molto bene.
A quella scena tornai a sedermi, stavolta composta, sul divano, accavallai signorilmente le gambe e mi godetti la scena di quell’uomo così distinto che mangiava il cazzo di Massimo. Come potrete immaginare, sapendo quanto mi piace baciare un uomo lì, ero decisamente tutta un bollore e avrei voluto dare una spinta a quel tizio e prendermi io cura di quel palo. Ma diciamo che sono timida. E poi queste cose pasticciate non mi piacciono. Mi eccitano certo, ma non fino in fondo.
Fatto sta che ad un certo punto il padrone di casa, completamente scarmigliato, si denudò completamente. Non era neanche eccitato, o, almeno, quella cosa che aveva tra le gambe penzolava come penzolano tutti i piselli in stato di riposo.
Così nudo, prese a masturbarsi mentre tornava a fare un pompino a Massimo. Poi dopo minuti infiniti, il padrone di casa si staccò, mi rivolse la parola e mi disse: “La prego signora, apra quel cassetto, ne prenda il contenuto e me lo passi”
Nel cassetto in questione c’era un dildo di dimensioni colossali. Vi ho già detto in passato che uomini nudi ne avevo visti anche prima di Aldo, Massimo e Aurelio, ma invece di quei cosi mai. Sapevo che esistevano e qualche pomeriggio, foto o non foto, avevo sognato di provarne uno, ma dalla fantasia alla realtà il passo era troppo lungo per me. Adesso lo avevo in mano. Lungo, lucente, grosso, spesso, con una levetta che immagino servisse ad accenderlo. Mi venne una voglia, ma una voglia. Però dovevo darlo al padrone di casa, che appena ricevuto, si alzò quanto necessario dal divano per ricaderci sopra, emettendo un mugolio di piacere e riprendendo il pompino a Massimo. Il cazzo del padrone di casa non dava grandi segni di vita e, ciò nonostante, ad un certo punto staccandosi dalla bocca il regalo di Massimo e mettendosi la sinistra giù vicino al dildo con la destra prese ad accelerare il ritmo con cui si masturbava finché emise un sospiro più profondo dei precedenti e mi parve di vedere uscire dal suo coso del liquido che poteva essere il frutto del suo orgasmo.
Massimo gli accarezzò il viso, ritraendosi e rivestendosi.
Dopo poco fummo nuovamente in macchina verso casa.
“Hai capito a cosa mi servivano le foto che mi hai fatto in Sardegna a casa tua?”
“Vorrei un dildo” dissi solo pentendomi subito dopo.
“L’originale non ti interessa più?”
“Ti ho detto che non voglio più tradire Aldo. Mi puoi aiutare?”
“Domani lo avrai”
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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